NAZIONE TEMPLARE

Your Title Goes Here

.

22-10-2019: C’era una volta il Sudamerica; l’analisi del Presidente Bonsi e del Ministro degli Affari Esteri Costantini Picardi su un subcontinente troppo spesso dimenticato.

Il Presidente Bonsi, insieme al Ministro degli Affari Esteri Costantini Picardi, studioso ed esperto di politica ed economia dei Paesi sudamericani, analizzano questi Paesi in un momento molto critico per il subcontinente americano.

Il Presidente Bonsi inizia l’analisi: “Il Sudamerica è stato per molti decenni il grande sogno per gli Europei che cercavano fortuna in questo vasto subcontinente.

Oggi, purtroppo, il Sudamerica è quasi dimenticato sia dal resto del mondo sia dai media e non desta più alcun interesse.

Eppure oggi il Sudamerica, che conta 12 Stati e 385.000.000 di abitanti, è una polveriera pericolosissima che sta rischiando di esplodere, coinvolgendo l’intera economia mondiale.

A parte gli Stati molto piccoli (Suriname e Guyana), il Paraguay e l’Uruguay, gli altri Stati sono tutti interessati da una grave crisi politica, alcuni addirittura sono sull’orlo di una vera e propria guerra civile.

L’Argentina, meta prediletta dell’immigrazione europea diversi decenni fa, vive oggi un nuovo stato di recessione economica.

L’economia del Paese è nuovamente disastrosa e rischia di ripetere il grave fallimento del 2001, con un default che oggi raggiungerebbe i centodieci miliardi di dollari.

Lo Stato sta facendo sforzi incredibili, ma la situazione è molto critica.

Il Governo ha imposto diversi limiti sulla circolazione di capitali, per tenere sotto controllo l’inflazione; gli Argentini non potranno più cambiare liberamente la moneta nazionale, il pesos, in valuta estera, mentre sono stati imposti limiti alla possibilità di trasferire fondi al di fuori del Paese.

Se l’Argentina piange, il Brasile non ride.

Il colosso sudamericamo non ha trovato nella politica del Presidente Bolsonaro il tanto sperato cambio di rotta.

Il suo Governo è diviso e rissoso, non ha una maggioranza in Parlamento e un livello di gradimento molto basso.

Oggi il Paese è preda di un’assurda speculazione edilizia che sta devastando la foresta amazzonica, creando seri problemi all’intero pianeta.

La scelta di Bolsonaro è fortemente osteggiata e il malcontento del popolo sta minando la stabilità politica del Paese.

Uno Stato che invece è già sull’orlo della guerra civile è il Venezuela; la lotta tra Nicolás Maduro, Presidente eletto con brogli elettorali e riconosciuto da alcuni Stati, e Juan Guaidó, Presidente autoproclamato e riconosciuto da altri, sta infiammando gli animi del popolo che vive ormai in uno Stato di polizia con arresti, feriti e morti.

In attesa di progressi nei negoziati tra Maduro e Guaidó, dopo il fallimento del tentativo di mediazione del governo norvegese, il popolo venezuelano continua a soffrire tra mancanza di beni di prima necessità, inflazione galoppante e altissima criminalità e violenza”.

Prosegue l’analisi il Ministro Costantini Picardi: “Anche gli altri Stati vivono in una situazione di grande incertezza sia economica che politica.

Da alcuni giorni il Cile vive una situazione drammatica: centinaia di migliaia di persone si sono riversate nelle vie delle città per protestare contro la povertà in cui si trovano i cittadini cileni.

A Santiago, la capitale, si sono registrati scontri molto violenti con morti e feriti.

Il Governo ha di fatto ceduto il potere all’esercito, che ha decretato il coprifuoco totale con la sospensione delle libertà della persona.

È la prima volta dai tempi di Pinochet che si vedono contrasti così violenti ed estesi.

L’Ecuador sta vivendo un momento di grande tensione: migliaia di persone, in maggioranza indigeni, protestano ormai da diversi giorni contro il Governo del Presidente Moreno.

Gli scontri con le forze dell’ordine hanno causato diversi morti e centinaia di feriti, oltre ad almeno 450 arresti.

Nelle città si contano numerosi casi di saccheggio.

Nel Paese è in vigore lo stato di emergenza sin dallo scorso 3 ottobre e l’11 ottobre l’esecutivo ha deciso di militarizzare i servizi nella capitale Quito.

Alla base delle proteste vi è il piano di austerità varato dal presidente Moreno che ormai sta mettendo in ginocchio i cittadini.

In Bolivia, le elezioni presidenziali sono diventate una vera lotta tra il Presidente uscente Morales e il rivale Mesa.

Il Tribunale elettorale ha attribuito la vittoria a Morales al primo turno, con un’incredibile colpo di scena nel conteggio dei voti.

In tutto il Paese si sono avuti manifestazioni e incidenti.

L’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) ha definito inspiegabile il cambio di tendenza nei risultati elettorali, tale da generare la totale perdita di fiducia nel processo elettorale.

In Colombia è tornato l’incubo della lotta armata: le FARC hanno rotto la pace (con la protezione del Presidente venezuelano Maduro).

Le FARC (acronimo delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia – Esercito del Popolo) sono un’organizzazione guerrigliera comunista della Colombia, di ispirazione marxista-leninista e bolivariana, fondata nel 1964.

Inoltre, il narcotraffico sta riprendendo vigore, protetto da forze paramilitari.

I cittadini si trovano così coinvolti in una guerra che vede come contendenti il Governo colombiano, le FARC e gli eserciti paramilitari dei narcotrafficanti.

Infine, la Colombia sta subendo l’invasione silenziosa dei profughi venezuelani, che cercano di sfuggire alla grave crisi politica.

Il Perù sta vivendo una grave crisi politica: il Presidente Vizcarra ha sciolto il Parlamento, che a sua volta ha sospeso il Presidente.

Vizcarra accusa il Parlamento, in mano all’opposizione fujimorista, di ostacolare la sua lotta alla corruzione.

In risposta, l’organo legislativo ha sospeso il capo di Stato per un anno e ha nominato come suo sostituto la vice, Mercedes Araoz, che ha prestato giuramento.

Ora il Paese si trova in una fase di stallo politico.

Presidente e Governo gridano al colpo di Stato e il popolo comincia a protestare violentemente nelle città.

Questa è dunque la situazione in Sudamerica”.

Chiude l’analisi il Presidente Bonsi: “La Comunità Internazionale interviene solo sporadicamente e l’ONU, come sua consuetudine, si muove con la velocità di un bradipo, più attenta a non rompere i vari equilibri politici che ad agire come forza di pace.

Inoltre, le Nazioni Unite stanno vivendo una crisi finanziaria senza precedenti, che potrebbe portare all’esaurimento dei fondi entro la fine di dicembre (la notizia è stata pubblicata su diversi giornali), pare per colpa di numerosi Stati membri morosi.

Il Segretario Generale Antonio Guterres ha comunicato ufficialmente che dal mese di novembre potranno essere a rischio il pagamento dei salari dei dipendenti e alcune operazioni di forze di pace”.

ISCRIVITI

nazione templare

 

RICHIEDI LA NAZIONALITA DELLA
NAZIONE TEMPLARE

Clicca Qui e compila il modulo  
Questo sito è stato creato in modo