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22/03/2020: L’origine della diffusione del virus SARS-CoV-2

Il 15 febbraio l’autorevole periodico accademico medico britannico “The Lancet” ha negato scientificamente che l’origine del coronavirus sia stato il mercato del pesce di Wuhan (Cina).
Il primo caso ufficiale di COVID-19 verificatosi in Cina è datato 1° dicembre 2019 e non è possibile stabilire alcun collegamento fra quel caso e il mercato di Wuhan.
Inoltre, il 32% dei primi contagiati non avevano alcun collegamento con il mercato di Wuhan.

Mentre seri studiosi accademici, e dilettanti meno seri, speculano ancor oggi sull’origine effettiva della diffusione del virus, il Presidente della Nazione Templare ha ordinato diversi giorni fa un’indagine internazionale per cercare la verità.
Le indagini hanno condotto le due commissioni interne SINT-I e SINT-E ad analizzare in particolare un laboratorio di Wuhan.

Nel 2003 in Cina scoppiò l’epidemia del virus SARS-CoV e lo Stato e l’Accademia delle scienze cinesi decisero di alzare il livello di biosicurezza.
Al “Wuhan Institute of Virology – Chinese Academy of Sciences” che sino a quel momento aveva un livello di biosicurezza BSL3, venne ordinato di portare il livello di biosicurezza al massimo livello, ossia BSL4.
In questo modo, i laboratori dell’Istituto di virologia avrebbero potuto effettuare studi approfonditi per trovare un vaccino per il virus SARS-CoV (conosciuto anche come SARS-CoV1).

Nel 2004, i governi cinese e francese firmarono un accordo di cooperazione per combattere e prevenire nuove malattie virali, portatrici di possibili epidemie.
Al fine di attuare l’accordo cino-francese, nel 2005, l’Istituto di virologia di Wuhan iniziò i lavori.
Dopo quasi 10 anni di incessanti sforzi, nel gennaio 2015 la nuova struttura adeguata al livello BSL4 venne completata.
Nell’agosto 2016 l’Istituto ottenne il certificato di riconoscimento e autenticazione per l’installazione e la messa in servizio delle apparecchiature di protezione critica.
Il laboratorio BSL4 iniziò ad effettuare studi approfonditi per trovare una risposta efficace a nuove emergenze infettive virali epidemiche.

Negli anni 2018-2019 l’Istituto, sotto la guida del Direttore Generale Yanyi Wang e il suo team di dirigenza, iniziò ad elaborare studi di genetica inversa.
Nelle fasi di sequenziamento di diversi DNA e PCR, i ricercatori di Wuhan si trovarono di fronte ad un elevato numero di sequenze geniche la cui funzione era ancora sconosciuta.
Pertanto, decisero di alterare la sequenza e quindi la funzione di tali geni per poterne studiare le conseguenze a livello fenotipico.
Furono utilizzate così varie tecniche di mutagenesi e silenziamento genico.
Gli studi portarono, verso la metà del 2019, alla creazione di alcuni virus chimera per poter finalmente creare un vaccino efficace contro la SARS.

Il Centro per le malattie infettive emergenti dell’Istituto di Virologia, diretto dal Professor Zhengli Shi, in collaborazione con altri centri interni (il Centro per le risorse e l’applicazione di batteri e virus, il Centro di virologia molecolare e il Centro per la patologia virale) iniziarono le fasi di sperimentazione, inoculando il nuovo virus creato (denominato SARS-CoV2) nei pipistrelli del genere rhinolophus, un tipo di animale portatore di alcuni ceppi di coronavirus, per trovare nuovi vaccini
Il SARS-CoV-2 è un coronavirus zoonotico, ossia si può trasmettere dagli animali all’uomo.
Un fatto decisamente interessante è che questi pipistrelli si trovano a più di 900 chilometri da Wuhan.
A questo punto, la teoria di alcuni secondo la quale i pipistrelli sono giunti a Wuhan già infettati dal SARS-CoV-2 e poi sono stati venduti al mercato, risulta veramente improbabile, in quanto è impossibile che questi animali abbiano compiuto un volo di questa lunghezza senza contagiare nessuno sul percorso.
Rimangono, quindi, due possibili soluzioni: errore umano o creazione di arma biologica.

Una cosa è certa, il 17 novembre 2019 un dipendente del “Wuhan Institute of Virology – Chinese Academy of Sciences” iniziò a manifestare i sintomi di quella malattia che sarebbe poi stata chiamata COVID-19, dovuta al coronavirus chimera SARS-CoV-2: il paziente zero.
Il contagio del paziente zero avvenne circa quindici giorni prima, ossia tra il 2 e il 5 novembre.
Lo Stato cinese impose il silenzio e le prime notizie iniziano a trapelare solo il 1° dicembre.
Il quotidiano di Hong Kong scrisse che al 15 dicembre il numero totale di infezioni era pari a 27 e al 20 dicembre il numero totale di casi confermati raggiunse i 60.

Venerdì 27 dicembre Zhang Jixian, capo del dipartimento di pneumologia del “Hubei Provincial Hospital of Integrated Chinese and Western Medicine”, segnalò alle autorità sanitarie di Wuhan che l’infezione era causata da un virus dello stesso tipo della SARS: a quella data i malati infetti erano già più di 180.
Da parte del governo cinese ancora silenzio.
A fine anno la notizia circolava però già sui social.

Li Wenliang, medico oculista della “Wuhan University School of Medicine” il 30 dicembre scrisse in un post su WeChat che questa malattia era dovuta ad un virus molto pericoloso.
Venne ufficialmente richiamato, arrestato e, successivamente, rilasciato.
Diversi medici della città di Wuhan nelle ultime settimane del 2019 inviarono campioni genetici prelevati da pazienti contagiati al “Wuhan Institute of Virology”, chiedendo una conferma delle loro analisi, che evidenziavano un visus sconosciuto, simile a quello della SARS.
Le autorità sanitarie dell’Istituto presero tempo e non rivelarono ancora la reale natura del virus.
Il 1° gennaio venne lanciata l’allerta epidemiologica, ma l’11 gennaio l’amministrazione di Wuhan affermò che i casi accertati erano pochi e la situazione era sotto controllo.
Inoltre, la Commissione sanitaria nazionale, giunta in città, dichiarò, al termine dell’ispezione, che non era provata la trasmissione umana del virus.
Poi, il virus dilagò e numerosi cittadini di Wuhan furono contagiati.
A questo punto, la Cina dichiarò ufficialmente l’epidemia, senza però mai svelare la vera origine di diffusione del virus.
Il 7 febbraio, a soli 33 anni, Li Wenliang morì in seguito a un presunto contagio.
La polizia di Whuan avviò un’indagine sulla morte del medico, indagine che si risolse con la dichiarazione che Li Wenliang era morto di SARS-CoV-2 in seguito ad un contagio con un paziente (versione poco credibile).

Fonti accreditate interne del “Wuhan Institute of Virology” hanno rivelato, in via confidenziale, che si è trattato di un “errore umano casuale”, ossia di un contagio casuale dovuto ad un morso di pipistrello nel quale era stato inoculato il coronavirus chimera SARS-CoV-2.
Quindi, il paziente zero (un medico, un inserviente o un dirigente del “Wuhan Institute of Virology”) sarebbe stato accidentalmente morsicato da un pipistrello contagiato per motivi di studio e avrebbe dato origine alla lunga catena di contagi.
Un errore umano che costerà caro all’intera umanità.

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