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14/02/2019: Crisi Venezuela, il Presidente della Nazione Templare Bonsi dice no a prese di posizione in favore di Maduro o Guaidó e chiede l’intervento delle Nazioni Unite per libere e democratiche elezioni, anche se…

14/02/2019: Crisi Venezuela, il Presidente della Nazione Templare Bonsi dice no a prese di posizione in favore di Maduro o Guaidó e chiede l’intervento delle Nazioni Unite per libere e democratiche elezioni, anche se…

Il Presidente della Nazione Templare, Riccardo Bonsi, interviene sulla crisi che in questi mesi sta attanagliando il Venezuela.

“La situazione politica in Venezuela è sicuramente molto pericolosa.

Siamo, purtroppo, ai limiti di una guerra civile, con il popolo ormai esasperato da una situazione di povertà estrema e dalla limitazione della libertà individuale.

La situazione politica in America è in fermento per il caso Venezuela e tale crisi si ripercuote nel resto del Mondo.

Alla rielezione presidenziale farsa di Maduro, l’Asamblea Nacional, il parlamento venezuelano in mano all’opposizione, ha risposto con la nomina di un altro presidente ad interim, il deputato Juan Guaidó, sulla base di quanto disposto dall’articolo 233 della Costituzione, articolo che sancisce la possibilità di destituzione del Presidente in carica in caso di abbandono del mandato, determinato dal potere legislativo.

Tale mossa ha scatenato il caos nel panorama politico internazionale.

Da un lato, gli Stati Uniti, il gruppo di Lima (l’organizzazione multilaterale istituita nel 2017 nella capitale peruviana di Lima per stabilire un’uscita pacifica della crisi in Venezuela, composta da 14 Paesi, Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Messico, Panama, Paraguay, Perù, Guyana e Santa Lucia), l’Unione Europea ed il Regno Unito si sono dichiarati favorevoli a nuove elezioni (alcuni Stati hanno già addirittura riconosciuto l’autorità di Guaidó in qualità di Presidente), mentre dall’altro lato, Russia, Cina, Turchia, Lega Araba, Bolivia, Cuba, Nicaragua e molti Stati africani hanno apertamente manifestato il loro sostegno a Maduro.

Il buon senso, che è anche la linea della Nazione Templare, è di non assumere posizioni in favore di una o dell’altra fazione, ma di sollecitare l’immediato intervento della Comunità Internazionale, attraverso il suo organo più rappresentativo, l’ONU, affinché possa garantire immediate e libere elezioni democratiche.

Il futuro del Venezuela deve appartenere al popolo venezuelano, il quale ha il diritto di scegliere il futuro del suo Paese.

Questa è per noi la strada da percorrere, anche se nella realtà, le cose sono più complicate.

L’ONU per poter intervenire ha bisogno del voto di Russia e Cina, i quali però non hanno la minima intenzione di votare in favore di nuove elezioni.

Mosca e soprattutto Pechino sono fortemente esposte in Venezuela; hanno prestato miliardi di dollari al governo di Chavez prima e di Maduro poi e vengono ripagati in parte con petrolio, ma non hanno nessuna intenzione di perdere tutto quello che Caracas deve ancora.

Quindi, come spesso accade, l’ONU è bloccata e, ancora una volta, perde la sua posizione di organismo super partes per essere un’organizzazione schiava delle posizioni politiche dei vari Stati che ne fanno parte.

Cosa fare, allora?

Un intervento militare esterno (che non sia delle Nazioni Unite), creerebbe solo una grande crisi internazionale e, forse, porterebbe solo ad una nuova, lunga ed esasperante guerra in Venezuela.

L’assunzione di nuove sanzioni contro il Venezuela danneggerebbe soltanto il popolo, creando un nuovo esodo di massa.

Quindi, o l’ONU riuscirà ad intervenire come organismo garante di nuove elezioni, o la soluzione potrà avvenire solo dall’interno, con il rischio di una sanguinosa guerra civile.

Sul piano interno, diciamolo chiaramente, tutto è nelle mani, come è sempre stato in Venezuela, dei militari e della loro fedeltà nei confronti di Maduro.

È chiaro che qualsiasi cambio di governo sarà possibile solo con l’appoggio di buona parte delle forze armate, che sono impegnate oggi attivamente nella repressione delle manifestazioni di protesta.

Il sistema militare fa parte del governo occupando quasi la metà dei ministeri e controlla un terzo degli stati federati che compongono il Venezuela.

I generali siedono nel consiglio di amministrazione della PDVSA (Petróleos de Venezuela, S.A.), la compagnia petrolifera statale venezuelana, e gestiscono la distribuzione e lo stoccaggio dei beni alimentari gestiti dallo Stato, spesso gli unici che arrivano nelle zone più degradate.

Maduro è circondato da generali e alcuni di loro sono accusati direttamente dalla DEA, l’intelligence antidroga americana, di gestire le reti del narcotraffico che dalla Colombia arrivano negli Stati Uniti e in Europa via Venezuela.

Finora ci sono state alcune isolate defezioni, ma sono troppo poche per spezzare l’alleanza civico-militare che governa il Venezuela da 20 anni.

Però qualcosa sta cambiando: la base dei soldati non regge più la pressione popolare, molti hanno una famiglia e conoscono da vicino la crisi alimentare, la corruzione, la violenza del Paese.

Quindi, una ribellione potrebbe arrivare dal basso delle forze armate e lasciare i generali isolati.

Certo, l’intervento dell’ONU sarebbe la soluzione a questo inquietante scenario, ma Russia e Cina saranno disposte a lasciare spazio alla volontà del popolo venezuelano?

Noi ci proveremo, perché, nel pieno rispetto del principio di autodeterminazione, in uno Stato il popolo deve sempre essere sovrano.

Tutto il resto è sporca dittatura”.

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